PORTO MANTOVANO - "I numeri sono numeri. E quelli delle attività commerciali a Mantova sono di fonte autorevole, Confcommercio-Unioncamere. La realtà, purtroppo, non è un’illusione: la nati-mortalità delle botteghe del commercio è a saldo negativo e, altro aspetto da non sottovalutare, l’aspettativa di vita media delle nuove aperture è precipitata addirittura a pochi mesi. Sicuramente è confortante l’effervescenza del settore turistico, che in parte mitiga i valori assoluti dello stock delle unità locali, a conferma di una politica di sviluppo a sostegno dell’attrattività turistica del capoluogo che sta dando i suoi primi risultati". Lo afferma il direttore di Confcommercio Mantova Nicola Dal Dosso in relazione al dibattito degli ultimi giorni sul tema dello stato di salute del commercio nei centri storici. "Attenzione però, qui non si cercano colpevoli ma soluzioni per innescare e accompagnare l’affermarsi di buone pratiche che passano da una nuova interpretazione delle città a tutela di chi fa commercio garantendo un servizio alla collettività, di chi intraprende la difficile attività di imprenditore del terziario di mercato, comprendendo il comparto dei pubblici esercizi, ove i dati sono migliori ma vanno comunque attentamente interpretati".
"La desertificazione commerciale dei centri storici, dovuta a molteplici fattori, come lo sviluppo di poli commerciali extraurbani, la difficile raggiungibilità, i problemi di sicurezza, i canoni di locazione elevati, il calo dei consumi, è un fenomeno complesso e generale”, sottolinea Dal Dosso. “Al di là dei numeri, serve riprendere quel valore che contraddistingueva Mantova nel passato: il mix merceologico di qualità in primis. Le politiche di pianificazione urbanistica e di rigenerazione possono, devono guidare e agevolare l’evoluzione del modello distributivo di vicinato: una fusione tra esperienza, cultura, divertimento e offerta di qualità. Tutte la parti in causa, imprenditori, cittadini, associazioni e amministratori devono fare squadra per disegnare il futuro".
Oggi l'innovazione è un paradigma irrinunciabile, "ma per le micro e piccole imprese non è facilmente sostenibile; serve supportare una innovazione diffusa in termini di Distretto e di Rete, in grado di produrre effetti benefici e sostenere tutto il territorio attraendo residenti, insediamenti produttivi e del terziario, portando ricchezza diffusa e creando, così, un circolo virtuoso", aggiunge Dal Dosso.
Gli aspetti “esperienziali” sono centrali per differenziare l’offerta, fidelizzare la clientela e dare valore: "Il fil rouge passa da alcune parole d’ordine: rete, sistema, innovazione, sostenibilità (anche economica), flessibilità attiva per adeguarsi alla domanda di oggi in termini merceologici ma anche di orari e aperture. I negozi, facendo leva sull’esperienza, possono caratterizzarsi per l’essere molto più che negozi; le stesse strade del commercio non dovrebbero essere più di soli luoghi dove reperire merci, trasformandosi in destinazioni in cui incontrarsi, trascorrere il tempo, accedere a servizi, imparare, divertirsi e fare acquisti".
Alle amministrazioni locali vengono richieste politiche di governo del territorio adeguate che passino da "valutazioni ambientali, miglioramento di infrastrutture e viabilità, servizi e digitalizzazione diffusa: l’intervento pubblico deve permettere quella necessaria prospettiva di lungo termine ed ampiezza di visione per accompagnare il ripensamento delle funzioni delle strade del commercio". Serve poi premiare i progetti in grado di dare un reale valore aggiunto al territorio in termini di offerta e servizio.
E sono necessari promozione ed eventi di qualità: "Occorre considerare due aspetti essenziali che sono attrattività ed economia del territorio stesso. I due aspetti sono collegati a doppia mandata perché più un territorio è attrattivo, più facilita la crescita economica, e più l’economia di una provincia cresce, più esso attrae. Servono interventi mirati per migliorare il contesto urbano, potenziandone la fruibilità da parte del cittadino, sia esso residente o imprenditore. Solo così si radica la vitalità dei centri storici e il privato, di conseguenza, investe in innovazione e in impresa".
"Se vogliamo vedere la nostra Mantova riaccendere e riguadagnare il ruolo di attrattore territoriale che le compete - conclude Dal Dosso - occorre, da parte di tutti, amministratori e imprenditori, un salto di qualità: dalla logica di campanile a quella di rete. Non è un percorso facile ma è un percorso avviato e che va potenziato. Confcommercio, come sempre, è pronta a fare la propria parte per tracciare la rotta”.